Accesso all’aborto negli USA

Rassegnati è la rubrica settimanale che seleziona un fatto degli ultimi giorni per provare a mostrare com’è stato riportato dalla stampa italiana. Tra strategie comunicative ed errori, viene svelato il filtro che copre ogni notizia. Oggi parliamo della minaccia, da parte della Corte suprema, di ribaltare la storica sentenza Roe v. Wade, ostacolando così i diritti riproduttivi.

Secondo una bozza, diffusa lunedì 2 maggio da Politico in esclusiva, la Corte Suprema sta considerando di ribaltare la sentenza del 1973 – conosciuta come “Roe v. Wade” – che garantisce l’accesso all’IVG (interruzione volontaria di gravidanza) a livello federale. L’autenticità del documento è stata confermata il giorno successivo dal presidente della Corte, John G. Roberts.

La sentenza definitiva arriverà a giugno. Se rispetterà la bozza diffusa, permetterà agli stati di vietare l’IVG. Le zone più conservatrici degli USA si erano già mosse in questa direzione e una decisione simile le spingerebbe a vietare l’aborto in ogni situazione possibile.

La Corte Suprema sta discutendo sul tema a partire da uno dei casi più importanti degli ultimi anni: la richiesta del Mississippi di riconoscere la propria legge sull’IVG, possibile entro le 15 settimane di gravidanza.

Come ha raccontato la notizia la stampa italiana?

Sky TG24 decide di fare un excursus storico “dalla sentenza Roe vs. Wade a oggi: le tappe”. L’obiettivo è spiegare come si è giunti alla “storica sentenza della stessa corte che nel 1973 sancì il diritto all’interruzione di gravidanza per tutte le donne americane, senza tuttavia che sia mai diventata una legge”.

Attraverso una galleria di immagini si ricostruisce la storia di Norma McCorvey che, celata dietro lo pseudonimo Jane Roe, “nel 1970 disperata per una terza gravidanza non voluta, vittima di povertà e droghe, fece causa al procuratore del Texas, dove l’aborto era illegale, Henry Wade. Dopo una battaglia di tre anni guidata dalle sue avvocatesse, Sarah Weddington e Linda Coffee, Norma ottenne il diritto all’interruzione di gravidanza con 7 voti a favore contro due, diventando un simbolo per tutte le donne”.

L’Ansa concentra l’attenzione su un aspetto molto significativo dei diritti riproduttivi fin dal titolo: “Oms, se si annulla il diritto all’aborto, si mettono le donne a rischio”. Le dichiarazioni dell’OMS, però, arrivano solo nella chiusa dell’articolo, che si sviluppa come un mosaico di opinioni contrastanti. Prima degli stralci dalla bozza della Corte Suprema, poi il tono duro di Nancy Pelosi, la portavoce della Camera: “Molti di questi giudici conservatori, che non devono rendere conto al popolo americano, hanno mentito al Senato degli Stati Uniti e stracciato la costituzione”. Seguono le dichiarazioni del presidente Joe Biden (“Saremo pronti quando sarà emessa qualsiasi sentenza”), delle manifestanti, di Bill Gates, della governatrice di New York Kathy Hochul. Solo successivamente si ricorda l’impatto dell’accesso all’aborto sulla salute.

Il Messaggero si lancia nelle previsioni: “Usa, diritto all’aborto: cosa succede ora? Ci sono 25 Stati americani pronti a vietare l’interruzione di gravidanza”. Infografica alla mano, si stima che sarebbero almeno 25 gli “Stati pronti a vietare immediatamente l’aborto. Mentre 13 Stati sarebbero pronti a vietarlo attivando apposite leggi”.

In conclusione si traccia una connessione tra questo evento e le elezioni di midterm del prossimo novembre. Questa potrebbe essere la svolta per il voto, che vede in vantaggio il partito repubblicano.

Infine, visto che si parla di diritti riproduttivi e che spesso questi sono ostacolati dalla componente cristiana della società, osserviamo l’articolo di Avvenire. La testata cerca di dipingere un futuro possibile: “i gruppi di difesa della vita da un lato e quelli pro-choice dall’altro si preparano a un mondo “post Roe”, mentre i singoli Stati si affrettano a riempire il vuoto che un’abolizione del precedente creerebbe”.

Vengono poi riportate le affermazioni del giudice Samuel Alito, secondo cui la sentenza Roe v. Wade “aveva anche motivazioni razziali. Poiché la maggioranza delle interruzioni di gravidanza avviene tra i neri, ha scritto, la decisione aveva fin dal principio l’obiettivo di limitare la popolazione afroamericana”.

Si conclude con le dichiarazioni del presidente Biden, che “pur dicendosi personalmente contrario all’aborto […] da anni sostiene di considerarne giusta la legalizzazione”.

Leggo, scrivo e ne parlo. Sono una giornalista, un'insegnante e mi occupo di diritti.

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