Tre morti per transfobia in una settimana

Rassegnati è la rubrica settimanale che seleziona un fatto degli ultimi giorni per provare a mostrare com’è stato riportato dalla stampa italiana. Tra strategie comunicative ed errori, viene svelato il filtro che copre ogni notizia. Oggi parliamo delle tre morti avvenute a causa della transfobia in una settimana in Italia.

Una premessa: i nomi delle tre persone che hanno perso la vita negli scorsi giorni e la cui morte è strettamente legata alla transfobia sono noti. I loro cognomi non sempre. In particolare una delle persone coinvolte, Sasha, è un ragazzo minorenne. La stampa – come da codice deontologico – non ne ha rivelato i dati e di conseguenza nemmeno qui verranno riportati. Ci si riferirà a lui, quindi, solo come Sasha.

Tre sono le morti legate alla transfobia negli scorsi giorni. Si tratta di Sasha, un ragazzo trans di 15 anni che è caduto dal sesto piano della propria abitazione nel centro di Catania. L’ipotesi è il suicidio e i giornali – soprattutto locali – hanno parlato di lui al femminile facendo misgendering, cioè riferendosi a Sasha con i pronomi e i generi grammaticali scorretti.

È il caso di Sicilia News che dà un breve resoconto della vicenda senza nominare Sasha ma parlando di lui al femminile. L’identità del ragazzo, che si era avvicinato alla militanza LGBTQ+, viene resa nota da alcune reti di attivismo come il Catania Pride che ne celebrano con dolore la memoria.

Il secondo tragico evento riguarda invece Camilla Bertolotti, uccisa a Sarzana (La Spezia) con due colpi di arma da fuoco. Il delitto presenta molte analogie con le circostanze in cui è coinvolta un’altra vittima, Nevila Pjetri, ritrovata a soli 3km di distanza.

Ne parla Il Messaggero, definendo Bertolotti “la trans Camilla”, citandola senza cognome e con l’aggettivo trans usato in forma sostantivata, uso che da tempo la comunità LGBTQ+ condanna come spregiativo. Vengono poi narrate le similitudini tra le due morti con dovizia di particolari e un’attenzione morbosa, che richiama fortemente la pornografia del dolore. La porzione finale dell’articolo è dedicata all’indagato per il delitto di Bertolotti e accusato di quello di Pjetri.

Infine in provincia di Belluno si è verificata la morte della professoressa Cloe Bianco. Nel 2015, dopo aver fatto coming out a scuola come donna trans, è stata sospesa, spostata dal ruolo di insegnante a quello di segretaria. Negli ultimi mesi se n’erano perse le tracce e aveva vissuto a bordo del camper su cui poi si è tolta la vita. Aveva un blog online in cui ha spiegato la decisione di suicidarsi: “Subito dopo la pubblicazione di questo comunicato porrò in essere la mia ‘autochiria’, ancor più definibile come la mia libera morte. In quest’ultimo giorno ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco, gustando per l’ultima volta vini e cibi che mi piacciono. Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò. Ciò è il modo più aulico per vivere al meglio la mia vita e concluderla con lo stesso stile. Qui finisce tutto”.

Ne parla Il Resto del Carlino, nella sezione Veneto, facendo misgendering fin dal titolo, in cui viene utilizzato il maschile per riferirsi a Bianco. In apertura viene inoltre riportato il suo deadname, cioè il nome assegnatole alla nascita e che non corrisponde alla sua identità di genere.

Anche in questo caso le condizioni del cadavere vengono esplicitate con dettagli e con un’attenzione morbosa. L’articolo si chiude con le dichiarazioni di Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay: “La cronaca ci consegna l’ennesimo lutto, la morte di Cloe, che si è tolta la vita per sottrarsi all’opprimente transfobia che la circondava”.

Queste tre morti hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica per via della loro diffusione online e per il cordoglio dimostrato dalla comunità LGBTQ+ e trans in particolare italiana. Quanti sono però i decessi legati alla transfobia che non hanno voce e di cui non si ricorda la storia? Secondo l’indice Trans Murder Monitoring di Transrespect versus Transphobia Worldwide l’Italia è tra i primi Paesi in Europa per vittime di transfobia. Le vicende di Sasha, Camilla Bertolotti e Cloe Bianco – e il modo violento e scorretto con cui sono state riportate dai media – portano in evidenza il carattere pervasivo della transfobia nella nostra società.

Leggo, scrivo e ne parlo. Sono una giornalista, un'insegnante e mi occupo di diritti.

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