Giorgia Meloni è la nuova premier

Rassegnati è la rubrica settimanale che seleziona un fatto degli ultimi giorni per mostrare com’è stato riportato dalla stampa italiana. Tra strategie comunicative ed errori, viene svelato il filtro che copre ogni notizia. Oggi parliamo dell’incarico ricevuto da Giorgia Meloni per formare il nuovo governo.

Non ci sono state sorprese quando venerdì 21 ottobre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per affidarle il ruolo di premier. Dopo la schiacciante vittoria della coalizione dei partiti di destra il 25 settembre, si era semplicemente in attesa della distribuzione dei ruoli nella nuova legislatura. Nelle ultime ore sono stati divulgati i nomi dei 24 ministri e ministre del nuovo governo e le denominazioni dei rispettivi Ministeri, che hanno subito delle modifiche rispetto al passato. Nel Rassegnati della scorsa settimana si parlava infatti del Ministero della Natalità.

Dopo la distribuzione degli incarichi, Mattarella ha ufficialmente nominato il nuovo governo e accettato le dimissioni di quello precedente. La cerimonia di insediamento si è tenuta sabato 22 ottobre in mattinata.

Come ne ha parlato la stampa italiana?

Sky TG24 ne ha fatto un racconto per immagini: “Meloni premier, dal giuramento alla foto con i ministri: il racconto della giornata”. Una sequenza di dieci fotografie ritrae i momenti essenziali dell’insediamento del nuovo governo. Si passa dal giuramento come presidente del Consiglio a quello dei ministri, dalla foto di rito della “squadra di governo” al brindisi con Mattarella e i famigliari.

Non mancano gli scatti di Meloni fuori dalla sua abitazione privata, in procinto di recarsi al Quirinale, né un’analisi dell’abbigliamento della nuova premier e del suo staff, con un’attenzione maggiore per gli abiti scelti dalle politiche: “Giorgia Meloni ha indossato un completo tailleur-pantaloni nero e anche le 6 donne ministro hanno tutte scelto di indossare un tailleur- pantaloni, chi in doppio petto e chi in pantaloni ‘palazzo’. Elisabetta Casellati e Alessandra Locatelli hanno optato per un ‘total white’. Tutti i ministri invece erano rigorosamente in grigio scuro, unica eccezione Andrea Abodi che si è presentato in completo grigio chiaro”.

L’Ansa, invece, sceglie uno dei tagli più diffusi per trattare la notizia. L’articolo è essenziale, com’è tipico per la testata, e utilizza la lente del genere per osservare il nuovo governo. “Nel primo esecutivo guidato da una donna nella storia della Repubblica, le donne sono un quarto dell’intero esecutivo, cioè 6 su 24 ministri in tutto”.

In seguito vengono dati i rispettivi nomi e incarichi, rigorosamente declinati al maschile. “Si tratta di Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e politiche sociali, Annamaria Bernini all’Università, Daniela Santanchè al Turismo, Elisabetta Casellati alle Riforme istituzionali, Alessandra Locatelli alle disabilità e, infine, Eugenia Maria Roccella alla Famiglia, natalità e pari opportunità”.

Parte dal genere anche l’articolo della Repubblica, che sceglie come titolo “Giorgia Meloni, la prima premier: una donna sola al comando”. L’aspetto pionieristico dell’incarico affidato alla leader di Fratelli d’Italia viene subito definito: “un ruolo conquistato senza dispositivi di cooptazione né favoritismi di natura patriarcale”. Forse bisognerebbe chiedersi se avrebbe raggiunto lo stesso ruolo una politica che avesse tra i suoi obiettivi smantellare il patriarcato e non sostenere il conservatorismo, cosa che Meloni ha più volte dichiarato di voler fare. Oltre a ciò porre così tanta enfasi sull’essere la prima premier e “una donna sola al comando”, seppur accompagnata da una schiera di ministri e ministre, non fa altro che mostrarla come fuori posto.

In apertura viene fatta una panoramica storica della presenza femminile al governo e in Parlamento, inserendo la nuova premier in una narrazione di successi per le donne. Subito dopo però si sostiene che “almeno in questo giorno ci si risparmia la retorica sul soffitto di cristallo, così come la puntuale disamina degli insulti, i pregiudizi e le discriminazioni anti femminili che nel corso del tempo hanno segnato le vicende del potere in Italia”, come se fosse possibile celebrare il ruolo di Meloni come premier senza considerare il fatto che una politica abbia raggiunto una delle cariche più alte dello Stato solo nel 2022 e solo rappresentando un partito conservatore.

La testata prosegue esaltando la scelta di inserire nella “squadra di governo” alcune ministre e presentandola come un tentativo della premier “di legarsi nel suo impegno ad altre donne, principio cardine del femminismo”. Consideriamo semplicemente i numeri – per non guardare i profili delle politiche scelte –: sei ministre su ventiquattro.

Nella chiusa La Repubblica decide di rimarcare questa associazione fallace presentando Meloni come un’esponente delle correnti più progressiste: “Eppure ce n’è quanto basta per riconoscere che lei stessa è un prodotto, per così dire, del femminismo”. Un’analisi che poggia su basi alquanto fragili.

Infine Il Sole 24 Ore definisce fin dal titolo la nuova presidente del Consiglio “l’outsider che ha bruciato le tappe” e fa un ritratto della “prima donna premier del governo più a destra di sempre”. Sono poche le testate ad ampia tiratura in Italia che sottolineano il carattere fortemente conservatore del nuovo governo. Siamo quindi davanti a un caso piuttosto raro.

Il ritratto di Meloni premier si apre sottolineandone – ancora una volta – gli aspetti pionieristici: “Non era mai successo che a guidare l’Italia fosse un esponente della destra. Non era mai successo che in Italia a guidare un Governo fosse una donna. Giorgia Meloni ha rotto entrambi i tabù. Anzi ce n’è un altro: non era mai successo che un partito passasse da un’elezione all’altra dal 4 al 26%”.

Viene fatta poi una panoramica della sua infanzia, adolescenza e della sua carriera, in cui sono sciorinati uno dopo l’altro tutti i ruoli ricoperti, rigorosamente – ancora una volta – declinati al maschile. La conclusione si inserisce perfettamente nei toni maggiormente utilizzati quando si parla di politiche che ricoprono alte cariche. “Adesso però arriva la prova più difficile per Meloni nel momento forse più complicato dal dopoguerra. L’aspettativa è molto alta e deluderla è assai facile. Almeno questo sperano i suoi avversari e, probabilmente, anche qualche suo alleato”. Questa attesa di una caduta rovinosa non può essere separata dal genere della nuova premier e dalla sorpresa che desta avere una presidente del Consiglio- e non un presidente – a capo del governo.

Leggo, scrivo e ne parlo. Sono una giornalista, un'insegnante. Mi occupo di diritti e conduco il podcast Cristianə a chi?

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