La caccia alle mestruazioni nel supermercato di Pescara

Rassegnati è la rubrica settimanale che seleziona un fatto degli ultimi giorni per provare a mostrare com’è stato riportato dalla stampa italiana. Tra strategie comunicative ed errori, viene svelato il filtro che copre ogni notizia. Oggi parliamo della direttrice di un supermercato di Pescara che chiede alle dipendenti di spogliarsi per individuare chi ha le mestruazioni.

Dopo aver trovato un assorbente usato e richiuso (come tutte le testate sottolineano, quasi per attutire l’evento) fuori dal cestino del bagno, la direttrice di un supermercato Conad di Pescara ha inviato un messaggio vocale sul gruppo WhatsApp dell’esercizio commerciale: “Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io”. Una violenza verbale che non si ferma qui ma prosegue. Non avendo avuto risposta, la direttrice ha minacciato di inviare una contestazione ai capi reparto, di adottare provvedimenti disciplinari e di non rinnovare i contratti in scadenza. La Cooperativa Conad Adriatico ha avviato subito le verifiche del caso e sospeso la titolare.

Come ne ha parlato la stampa italiana?

La Stampa ha esplicitato le conseguenze dell’evento fin da titolo e sottotitolo: la direttrice del supermercato è stata espulsa da Conad ed è sorta una protesta da parte della Cgil. Si parla chiaramente di umiliazione delle dipendenti. Vengono poi riportate le dichiarazioni della Cooperativa Conad Adriatico: “Non possiamo accettare un comportamento come quello che, purtroppo, abbiamo potuto accertare nei confronti delle collaboratrici del punto vendita di via del Circuito a Pescara”.

È presente una certa enfasi sull’unicità del fenomeno: “è la prima volta che Conad si trova di fronte a un caso simile”. Il suo carattere episodico dovrebbe smorzare l’impatto della vicenda, che però viene illustrata nel dettaglio. Si spiega infatti che la direttrice (chiamata semplicemente “la donna”) voleva la lista delle lavoratrici in servizio durante quel turno e, dopo averla richiesta, l’ha ottenuta. Le dodici lavoratrici in servizio “sono state invitate a togliersi pantaloni e mutande negli spogliatoi” alla presenza di una capa reparto.

La Repubblica, invece, ricorda che fenomeni di questo tipo non sono episodi isolati: “il sindacato Filcams Cgil: ‘Situazioni come queste sono all’ordine del giorno’”. Commenta però la vicenda sminuendone l’aspetto violento e individuando una possibile giustificazione da far valere in altri contesti: “se si fosse trattato di uno sfogo dettato dal nervosismo del momento, l’episodio non sarebbe grave come in effetti è”.

All’interno dell’articolo viene inserito un post della Cgil, che ricorda come ispezionare il corpo delle dipendenti sia una forma di violenza. Inoltre vengono raccontate alcune tensioni interne al supermercato, verificatesi dopo la vicenda. “Dal sindacato spiegano di non sapere se effettivamente qualche lavoratrice si sia prestata alla richiesta, ma ci sarebbero messaggi in cui alcuni dipendenti invitano le colleghe a discolparsi ‘per chiudere la partita’”. E in aggiunta “ci è stato riferito che dal 14 aprile i bagni degli spogliatoi sono stati chiusi impedendo ai dipendenti di poterne fruire”.

Il Fatto Quotidiano parla chiaramente di umiliazione fin dal titolo. L’articolo si apre con le parole dell’amministratore delegato della Cooperativa Conad Adriatico, Antonio di Fernando: “Non possiamo accettare un comportamento come quello”. È chiaro il desiderio di condanna nei confronti dell’accaduto. Vengono infine estese le finalità dei sindacati e del loro intervento: lo scopo non è solo far emergere questa vicenda, ma “mettere in luce la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio che troppo spesso sono oggetto di vessazioni, mobbing, comportamenti autoritari”.

Infine considerando Il Pescara, la testata locale della città, si nota che il focus è stato posto sulla reazione del sindacato Filcams Cgil, sia attraverso le immagini sia con le dichiarazioni. Viene data particolare enfasi al passaggio da violenza verbale a violenza fisica, come a voler tracciare un ponte tra le due forme di prevaricazione.

Leggo, scrivo e ne parlo. Sono una giornalista, un'insegnante e mi occupo di diritti.

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